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Don Francesco Della Madonna

 
  Francesco Della Madonna in un disegno a matita di T. Longaretti (1985)

Francesco Della Madonna nacque a Gandino il 3 gennaio 1771 da Paolo, artigiano armaiolo, e da Lucia Rudelli. Rimase orfano di madre a 7 mesi, tuttavia trovò nella famiglia, nella comunità parrocchiale, nella Confraternita del Santo Suffragio preziose opportunità per una crescita serena e per una buona preparazione culturale. Nel 1788 entrò nel seminario di Bergamo, dove assimilò una solida formazione sacerdotale ed approfondì il proprio legame con Maria SS. nella Congregazione mariana, alla quale fu aggregato l'8 dicembre 1789 con l'atto di consacrazione a Maria Immacolata.

Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1793, rimase per quasi sette anni nella parrocchia di S. Alessandro della Croce in Bergamo (Pignolo) con l'incarico di capo-coro del gruppo di sacerdoti che costituivano della Residenza corale, istituita dalla Confraternita del SS. Sacramento con il compito di celebrare ogni giorno il culto divino.

Durante la rivoluzione napoleonica, nel 1798, fu costretto a fuggire a Venezia e dimorò per circa un anno presso la cattedrale di Castello, sotto la protezione del patriarca Federico Giovanelli, la cui famiglia era originaria di Gandino. Ritornò in Veneto nel giugno del 1800 e vi rimase fino al 1814, prestando un ministero ricco di creatività, soprattutto nella predicazione di missioni al popolo. In questo lungo periodo potè godere dell'amicizia di sacerdoti dotti e santi, che l'aiutarono a scoprire e valorizzare le proprie doti di predicatore di missioni al popolo, di confessore, di pastore d'anime. In particolare il gesuita bergamasco padre Luigi Mozzi geniale innovatore delle Congregazioni Mariane per i giovani, il gandinese don Rocco Bonazzoli, i veneziani don Bartolo e don Pietro Zinelli, i fratelli Cavanis e santa Maddalena di Canossa fondatori di nuove congregazioni religiose impegnate nell'educazione popolare. Venezia, Chioggia, Mestre, Gambarare, Cologna Veneta e molte altre parrocchie dell'entroterra veneto furono il campo d'azione di don Francesco in quei duri e preziosi anni di esilio, che forgiarono la sua personalità di pastore d'anime attento ai bisogni spirituali e concreti della popolazione. Lo stile della sua dedizione totale e gratuita a Dio e ai fratelli è sintetizzato nelle parole del podestà di Gambarare: "Non ha risparmiata la sua salute e la sua vita nell'eseguire i suoi doveri, nell'accorrere all'assistenza degli infermi nel vasto territorio ed ha saputo conciliarsi la stima e la venerazione di tutti... Il solo servizio di Dio e la salute delle anime a lui affidate, non viste di particolare interesse o fini secondari, erano li moventi delle sue azioni".

   La basilica di S. Maria Assunta a Gandino

Don Francesco, ritornato a Gandino nel 1814 ed eletto vicario (detto "secondo parroco"), don Francesco si trovò di fronte ad una molteplicità di bisogni della popolazione: "fame di ascoltare la parola di Dio" (come scrisse don Francesco stesso), fame di pane e di lavoro nel periodo che seguì alle guerre napoleoniche, segnato dalla terribile carestia del 1817 e dalle ricorrenti epidemie. Don Francesco non aveva disponibilità economiche, ma era ricco di idee innovative, come quella di offrire alle donne il lavoro a domicilio dell'incannaggio della seta.

Ma come rinnovare veramente la società, specialmente la famiglia allo sbando? Come far incontrare gli uomini e le donne con Cristo salvatore del mondo?

Nel 1818 don Francesco ebbe la "grande intuizione": per contribuire alla costruzione di una società nuova, bisogna partire dalle nuove generazioni, educarle in profondità; anzi, bisogna partire dalle bambine, dalle ragazze che, con una solida formazione globale ("cristiana e civile"), daranno vita a famiglie nuove, nucleo fondamentale di una società rinnovata. 

L'Intuizione di don Francesco era una scommessa sul sano protagonismo delle donne nella Chiesa e nella storia  umana. Nel 1818, con undici giovani  fondò a Gandino la Congregazione delle Suore Orsoline, donne consacrate a Dio, "spose, sorelle, madri" nella grande missione dell’educazione delle ragazze, della donna del proprio tempo.

I parrocchiani di Gandino sapevano dove trovare sempre il loro parroco don Francesco: in chiesa, in preghiera, perché aveva fatto "sua casa la chiesa dall'apparire dell'aurora sino a notte, per potere a tutti nelle varie ore del giorno essere giovevole: omnibus omnia factus [=si è fatto tutto a tutti]".

La vita di don Francesco è tutta "consegnata" a Dio e al suo gregge, con dedizione instancabile, con "zelo", cioè con una passione bruciante nel cuore: la passione di Dio per la salvezza dell'uomo, rivelata in pienezza nella "compassione" di Gesù fino al dono estremo di se stesso sulla croce. Dalla frequentazione quotidiana dell'Eucaristia, don Francesco imparò – fin da giovane sacerdote nel difficile ministero dell'esilio veneto – a non risparmiare la propria vita, a lasciarsi ferire dalle sofferenze altrui come fossero proprie, a guardare ogni fratello e sorella con il cuore compassionevole di Cristo, a donarsi totalmente, gratuitamente. Don Francesco visse eucaristicamente assumendo, come Gesù, la condizione di "servo": servo della parola, servo della croce, servo della missione.

Il Conventino di Bergamo, orfanotrofio femminile dove don Francesco fu Vice Priore dal 1838 al giorno della morte, 14 giugno 1846 

Nel 1829, con la sua elezione a parroco di Gandino, iniziarono per don Francesco anni di incomprensione e di vera persecuzione. Allontanato dalla parrocchia nel 1834, non si ripiegò su se stesso e sulle proprie difficoltà, ma continuò a predicare, ad accorrere al letto dei malati, a prestare una preziosa opera educativa tra le orfane del Conventino di Bergamo, presso l’amico don Giuseppe Brena che lo conosceva bene fin dagli anni del seminario.

Nella celebrazione del memoriale della morte e risurrezione di Gesù, don Francesco si lasciò educare e trasformare dal mistero della sapienza divina rivelata nella follia della croce. Nei suoi scritti di questo difficile periodo si legge:

«Caro e grato mi sarà tutto quanto la divina Provvidenza dispone».

«Sono cinque anni da che vado adorando la volontà di Dio in tutto ciò che di amaro e umiliante mi è accaduto».

«Non mi sono mai pentito e non mi pentirò mai di aver a tanto costo [=di sofferenze e persecuzioni] sostenuto la causa dei poveri».

Don Francesco morì al Conventino di Bergamo il 14 giugno 1846. Le sue esequie furono celebrate nella cattedrale di Bergamo, di cui era cappellano fin dal 1834. Nell'Almanacco del 1947 il giornalista Facchinetti scrisse di lui: «[Don Francesco fu] uno zelante sacerdote, vittima di zelo ardente, eroe di carità. Per vari anni adempiva in qualità di parroco l'arduo suo ministero nella terra di Gandino, dove nei buoni resterà incancellabile la memoria dei benefici spirituali e temporali quivi operati. L'abbandono di quella parrocchia divenne fortunato acquisto per la nostra città e, assunto nella cattedrale al ceto dei mansionarii, sfera troppo ristretta alla viva sua brama di giovare alla salute delle anime, quindi senza tregua e lontano da ogni interesse, nel confessionale e nelle scuole della dottrina, e negli esercizi spirituali, e sui pulpiti e al letto degli infermi era incessante la sua carità».

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Bassorilievo fondatore di Alessandro VerdiIn questo bassorilievo di Alessandro Verdi, posto nella Cappella delle Beatitudini in casa generalizia nel 1991, don Francesco sta proponendo ad una ragazza la pienezza di vita in Gesù Cristo, crocifisso e risorto.
Beata te, fanciulla, che sei pura di cuore: i tuoi occhi vedranno, per grazia, il volto di Dio, le meraviglie che egli ama compiere negli umili, in te, come nell'umilissima Maria di Nazareth. Non temere: seguimi!. Il tuo sogno di pienezza e di felicità si realizzerà nella missione educativa: sarai sposa di Cristo, sorella e madre di ogni uomo e di ogni donna che ti sarà donato d'incontrare. Camminerai nell'amore giorno per giorno, mano    nella mano dei piccoli e dei poveri, gioiosa come i figli della luce.  E  grazie anche a te, piccola serva del Signore, nascerà un mondo nuovo.

 

 


  Custodito dall'amore
Noi Orsoline, di Italia, Eritrea, Etiopia, Argentina, Kenya, Polonia e Brasile, leviamo spontanea la voce di figlie spirituali di don Francesco Della Madonna, per ringraziare, benedire e magnificare il Signore per il dono della vita, nell’anniversario della nascita del nostro Fondatore. Ci lasciamo custodire dall'amore. 
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  Eroe di carità
Alle ore 19 di domenica 14 giugno 1846, il nostro padre Fondatore Francesco Della Madonna moriva di polmonite al Conventino di Bergamo. Aveva 76 anni. «Vittima di zelo ardente, eroe di carità...» 
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  Francesco servo e povero
Nel 168° annniversario di morte del fondatore don Francesco Della Madonna, tutto l'Istituto confida nella sua intercessione per essere profezia oggi nel mondo. 
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  Anniversario del Fondatore
Il 14 giugno 1846 moriva don Francesco Della Madonna, nostro fondatore, "eroe di carità" in un esigente cammino di umiltà 
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  Saper vedere cose nuove
Il 3 gennaio 1771 nasceva a Gandino (Bergano) Francesco Della Madonna, fondatore delle Suore Orsoline di Maria Vergine Immacolata 
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  Staffetta sacerdotale
Sabato 24 aprile 2010, dalla casa madre di Gandino è partita la staffetta degli "Amici di Pierluigi" per raggiungere i paesi i cui è vivo il ricordo di santi sacerdoti. 
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  foto per lavori sull'istituto
  Iconografia del Fondatore
  Anniversario di fondazione
3 dicembre: 193° anniversario di fondazione dell'Istituto. Padre Francesco Della Madonna e 11 giovani iniziavano una storia di santità. Potete leggere una poesia e scaricare una presentazione in Power Point. 
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  Anniversario della morte
Il 14 giugno 1846 moriva a Bergamo il nostro Fondatore, don Francesco Della Madonna. Oggi tutte le comunità lo ricordano con gratitudine e chiedono la sua intercessione. 
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