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S. Orsola

La spiritualità dell'Orsolina fa riferimento, anche nel nome, a S. Orsola, una vergine martire bretone del III-IV secolo, martirizzata a Colonia in Germania con un numero imprecisato di amiche. La sua fama di santità si è diffusa nel Medioevo in tutta Europa attraverso "leggende", confraternite di devoti, opere letterarie ed artistiche.

S. Orsola tra storia e leggenda

Sotto l’abside della basilica di S. Orsola a Colonia, sono state scoperte tra le macerie della seconda guerra mondiale le fondamenta di una antichissima chiesa del III-IV secolo, costruita su un antico cimitero romano. Un’epigrafe, scritta tra il 350 e il 450 da un certo Clemazio e ora nel coro della chiesa, attesta che esisteva una basilica ed era stata distrutta. Ecco il testo dell’epigrafe: «Spinto a parecchie riprese da raggianti visioni divine e dalle virtù della grande maestà del martirio di vergini celesti, Clemazio, uomo illustre venuto dall’Oriente, ricostruì dalle fondamenta questa basilica a proprie spese, su terreno proprio, per adempiere un voto che aveva fatto». Segue una maledizione contro chiunque osasse seppellire un cadavere che non fosse quello di una vergine, in quel luogo dove le vergini martiri avevano sparso il loro sangue.

Nel decimo secolo si operò una ricostruzione romanica della chiesa, ampliata e restaurata più volte in epoche gotica e barocca. Verso l’867 è attestata l’esistenza, presso la chiesa di S. Orsola, di un Monasterium Beatarum Virginum abitato da canonici, ceduto poi nel 922 alle dame nobili della fondazione di Gerresheim; diventò così un monastero di canonichesse con il nome di Sanctarum Virginum, trasformato nel XIV secolo in fondazione femminile laica, che durò fino al 1802.

Le prime testimonianze del culto di S. Orsola risalgono al secolo VIII con un Ufficio in onore delle undicimila vergini e fin dal secolo IX si ritrova in documenti, calendari, litanie e messali. Ogni anno veniva celebrata la festa di molte martiri il 21 ottobre, come si legge nel martirologio di Wandelberto di Prüm, apparso nell’anno 848. Il primo formulario di una Messa in onore delle Martiri di Colonia, che è del decimo secolo, presenta il titolo ufficiale della festa: “Sanctarum XI virginum”, mentre Wandelberto parlava di migliaia di sante. Da 11 vergini si era passati a undicimila, e questo numero sembrava confermato dal fatto che a Colonia era stata scoperta verso il 1106 una antica necropoli romana con migliaia di tombe, chiamata “ager ursulanus”. Wilhelm Levison, nel suo libro sulla leggenda di S. Orsola (Das Werden der Ursula-Legende, Köln 1928), dà una spiegazione plausibile riguardo al numero delle vergini: «Nei manoscritti il trattino posto su una lettera significa ora che bisogna prendere la lettera come un numero, ora che tale numero deve essere moltiplicato per mille. XI, che dovevano significare undici, hanno finito per essere letti “11000”».

Il nome di Orsola appare nella prima “passio” (Fuit tempore vetusto)  del secolo X e nella successiva (Regnante Domino) del secolo XI; quest’ultima arricchì la vicenda di nuovi particolari, come il martirio che papa Ciriaco avrebbe sofferto a Colonia insieme ad Orsola, alle compagne e a cardinali e vescovi.

Nel XII secolo due importanti figure femminili, due grandi mistiche tedesche contemporanee e amiche, contribuirono alla diffusione della leggenda di S. Orsola: Elisabeth von Schönau (1128-1164) e Hildegard von Bingen (1098-1179). Elisabeth, nel suo Liber revelationum de sacro exercito virginum Coloniensium racconta le rivelazioni ricevute da S. Orsola, che le narra i dettagli della vita e del martirio, le rivela i nomi dello sterminato numero di compagne e compagni di martirio e le vicissitudini della loro sepoltura. La prima ad essere informata di queste rivelazioni fu l’amica Hildegard von Bingen, che scrisse le musiche per l’Ufficio e per la Messa della festa di S. Orsola e Compagne martiri, lasciandoci uno straordinario affresco musicale che, seguendo il suo caratteristico stile melismatico, valorizza appieno i testi ricchi di citazioni bibliche e di immagini simboliche.

Fra il XII e il XV secolo nacquero in Germania le Orsolashifflein (navicelle di Orsola), confraternite in onore della santa che si diffusero rapidamente e a cui si iscrissero donne e uomini, persino vescovi, abati e re. Anche a Bergamo esisteva dal 1030 la confraternita denominata “Compagnia di S. Orsola”, voluta dai monaci Agostiniani nella chiesa del loro monastero, situato all’ingresso di Città alta. I “fratelli” e le “sorelle” osservavano una stessa Regola (di cui si conserva una copia stampata a Bergamo nel 1588) e veneravano – come è scritto nel prologo della Regola – la reliquia del “sacro capo di quella invitta et gloriosa Capitana di Christo Orsola santa”. Questa reliquia passò alla chiesa di S. Andrea dopo la soppressione degli Agostiniani (1797) e nel 1923 una rilevante parte di essa, il cranio, fu regalata al nostro Istituto. Si conserva oggi nella sagrestia della nostra casa generalizia.

La leggenda di S. Orsola

Come abbiamo visto, esistono varie “storie” di S. Orsola, ma la più diffusa è la Passio Sanctarum XI Millium Virginum “Regnante Domino". Di essa resta un centinaio di manoscritti. Su questa “passione” dovevano fondarsi i predicatori, i distributori di reliquie, i pellegrini che partivano dalla Germania verso la Terra Santa passando da Venezia. E gli echi di questa leggenda, insieme con la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze pubblicata in italiano nel 1475, alimentarono forse i racconti di cui Giovanni Merici, il padre di Angela, riempiva le serate in famiglia. Presentiamo un riassunto della passio “Regnante Domino” tratto liberamente dal libro di sr. Luciana Mariani “Icona di un mistero”.

Nell’antica Britannia (parte dell’attuale Gran Bretagna e la Bretagna francese allora dominata dagli inglesi) un re e sua moglie erano in attesa d’un figlio, e lo speravano maschio. Dio invece diede loro una bambina, dotata però d’animo virile. Dio, che chiama per nome coloro che ha predestinato, suggerì ai genitori di chiamarla Orsola, perché un giorno, come già Davide aveva fatto con l’orso, avrebbe soffocato il diavolo. Educata da principessa, eppure distaccata dalle ricchezze del mondo, Orsola sospirava le nozze con Gesù e meditava giorno e notte la legge divina. L’artista divino l’aveva già scelta come una gemma della sua chiesa, facendole risuonare all’orecchio la sua voce: “Ascolta, figlia mia, tendi l’orecchio: il re vuole la tua bellezza”. Il figlio unico di un re barbaro e pagano, che aveva assoggettato molti popoli, la fece chiedere in matrimonio, offrendole ricchi doni e promettendole città, campi, flotte, corona regale, ma anche terribili castighi in caso di rifiuto. Il padre è terrorizzato, diviso fra la ragion di stato (=il bene del suo regno) e l’amore di Dio al quale sua figlia già appartiene; ha paura di massacri, di profanazioni, di distruzioni. Orsola, come Giuditta ed Ester per la salvezza del loro paese, si dà alla preghiera e al digiuno. Nella notte le viene rivelato in sogno il futuro: insieme alle compagne riceverà la palma del martirio. Al mattino Orsola si presenta sorridente al padre e lo tranquillizza: “Rassicurati nel Signore, lui che non lascia mai il giusto nell’inquietudine senza fine… Sappi che la voce del divino Consolatore si è rivolta a me, sua indegna serva. Mi ha fatto capire che non si deve scoraggiare il mio futuro marito, né io devo temere per la mia verginità”. Orsola accetta, ma a queste condizioni: che il padre e il futuro marito le diano dieci compagne, e per ognuna altre mille, e undici navi, e un periodo di tre anni per fare della loro verginità un dono di consacrazione. Il padre aggiunge altre due condizioni: che il promesso sposo si faccia battezzare e sappia dare testimonianza di vita cristiana per tre anni. “Il disegno di Dio su di me, nessuno lo potrà cancellare!” esclama Orsola. Accettate le condizioni, il padre da una parte e il fidanzato dall’altra raccolgono nel loro regno le vergini per questo “nuovo combattimento”, e le rivestono da regine, mentre l’intero popolo viene mobilitato per la costruzione e la decorazione delle navi. Ben presto la grande avventura verginale incomincia: le triremi accolgono questo esercito di ragazze, per lo più pagane, desiderose di conoscere il mistero che le aspetta. Orsola è la loro sovrana, seguita da Pinnosa, figlia di un grande generale. Circondata dal suo esercito di vergini, Orsola col volto e il cuore nella gioia, rende grazie a Dio; poi rivela alle sue compagne il grande segreto, e incomincia ad istruirle nella pratica dell’amor di Dio, le incoraggia e le rende forti. Le amiche la ascoltano con intensa avidità, poi, levando al cielo le mani e il cuore, come se si fossero già votate a Cristo con giuramento militare, promettono fedeltà a tutti i doveri religiosi e si esortano reciprocamente a fare un cammino di santità. Erano tutte un cuor solo e un'anima sola, tutte attirate dall’amore di Cristo. Partite da un porto della Bretagna, scoppia un temporale e le navi sono trascinate fino a Tyel, verso la foce del fiume Reno e raggiungono Colonia, in Germania. Allora questa donna, Capitana d’una simile avventura, scioglie al suo sposo il suo cantico nuziale. Un canto condiviso “non clamoroso strepitu, sed pari cordis concentu”, e che sale in odore di soavità fino al Signore degli eserciti. L’indomani, a forza di remi, si raggiunge Colonia. La notte, nuovo messaggio: «Andrai a Roma e ritornerai con tutte le tue compagne, per il martirio. Riceverete qui la corona di giustizia, a motivo della testimonianza che avrete reso a Dio…Lascerete qui i vostri corpi corruttibili per pervenire alle nozze celesti nella gloria del martirio». Orsola fa conoscere il suo nuovo sogno alle vergini compagne e tutte gridano di gioia e, cantate le lodi al Signore, tutte d'accordo riprendono il viaggio. Per nave fino a Basilea in Svizzera, poi a piedi fino a Roma: qualche giorno per visitare le chiese e le tombe dei santi e per raccomandare la loro anima a Dio; poi tornano a Basilea a piedi, e di là a Colonia. Qui gli Unni si scagliano sulle vergini con grida selvagge e le uccidono. «Oh quale festa gaudiosa in cielo oggi – conclude la leggenda – e quale afflusso di cittadini in cielo! Quale gioia per gli Apostoli! Quale gloria comunitaria per i martiri e per le sante vergini che si rallegrano di veder crescere così il loro numero!».

Nella Legenda Aurea Jacopo da Varazze aggiunge che nel corteo delle vergini vi erano anche il promesso sposo di Orsola – Eterio –, il papa Ciriaco (mai esistito) che si sarebbe dimesso per poter seguire le vergini, e tutto un seguito di cardinali e di vescovi. Il pennello del pittore Carpaccio aggiunge questi particolari nelle sue tele su S. Orsola, ora esposte all’Accademia di Venezia.

 

 

 

 

 

Vittore Carpaccio: Apoteosi di S. Orsola, telero esposto alle gallerie dell'Accademia di Venezia.

 



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